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Monday 22 november 2010 1 22 /11 /Nov /2010 11:38

Sto cercando un metodo efficace che mi consenta di migliorare il mio rendimento nello studio, anche leggendo libri specifici. Spesso ho incontrato frasi del tipo: “bisogna formare immagini mentali dei termini concreti” oppure “bisogna concretizzare i concetti astratti e formare immagini mentali” senza però esempi chiarificatori. Che si intende per immagini mentali? E come usarle nello studio? Mi potrebbe aiutare Lei? Anna

Cara Anna, Lei ha ragione, spesso si usano parole che suonano molto bene, ma che, senza esempi, risultanocopertina-buona-kossilin.JPG davvero vaghe. E’ il caso delle  immagini mentali che vengono consigliate agli studenti.

Per inquadrare il tema, le suggerisco un libro classico: Le immagini nella mente. Creare e utilizzare le immagini nel cervello (1989) di Stephen M. Kosslyn,  che presenta in modo divulgativo  gli straordinari studi della scienza cognitiva  negli anni Settanta e Ottanta. Questo settore di studi, a cavallo tra psicologia, linguistica e informatica, utilizza il computer come una metafora  della mente per spiegare alcuni  meccanismi di quest’ultima: per chi studia è davvero interessante  capire come  il cervello e il computer elaborano le informazioni,  memorizzano i  dati e  risolvono i problemi.

Le immagini mentali non sono letteralmente figure dentro la testa: sono invece rappresentazioni mentali che permettono di “vedere” qualcosa anche in assenza di questa "cosa". L’interesse delle immagini per chi studia  è grande  perché su queste possiamo compiere analisi di vario tipo che ci permettono di ampliare le nostre conoscenze e di risolvere problemi.  Se, per esempio, vogliamo sapere:

                   “Quante finestre della casa dei nonni danno su via Giambattista Vico?”

 ripercorriamo l’immagine della casa dei nonni, stanza dopo stanza, contando le finestre: questo compito avviene sulla sua rappresentazione mentale, non nella realtà.  Dopo questo lavoro sull’immagine mentale abbiamo un’informazione in più: il numero delle finestre su via Vico.

Gli scienziati  cognitivi sostengono che durante lo studio (e la vita) “immagazziniamo” informazioni nella nostra mente in due modi: attraverso espressioni  linguistiche e attraverso  immagini. I ricercatori hanno provato  che le informazioni molto familiari riemergono dalla nostra mente molto velocemente, come se fossero già lì pronte nella forma linguistica di una frase; per esempio,  alla domanda: “i cani hanno quattro zampe?”, la risposta “sì” è immediata. Invece, altre informazioni poco o mai incontrate possono essere ricavate  dalla mente attraverso un lavoro di analisi su un’immagine mentale; per esempio, alla domanda “gli uccelli hanno le orecchie?”, la persona non esperta nel campo si costruisce un’immagine dell’uccello e ne esamina il capo, per poi concludere “no”. Questa operazione di “consultazione” di un’immagine mentale (come quella sopra della casa dei nonni) richiede un po’ di tempo, ma accresce notevolmente il numero di informazioni a nostra disposizione.

Questa conclusione deve spingere chi studia a costruire immagini di tutto quello che incontra. Come lei ha trovato sui libri che ha letto, è facile  “fabbricare”  immagini  per sostantivi concreti, come “pietra”, per esempio, “un sasso bianco nel mezzo di un tavolo”; in questo modo la parola “pietra” viene  memorizzata  in due modi: attraverso la sua forma verbale e attraverso la sua immagine. 

 Le parole e i concetti astratti sembrano, invece,  difficili da rendere in immagini e paiono essere memorizzabili solo nella forma di “frasi”.  fig-fisica-1.JPGInvece, con sforzo, in molti casi, è possibile costruirne un’immagine (una sua rappresentazione) che ci aiuti a capire e a lavorare sui concetti.  I grandi divulgatori scientifici hanno l’abilità di “far vedere” complicati concetti astratti anche attraverso disegni e schizzi. Per darle un’idea guardi come il grande fisico Leonard Susskind, nel suo libro rivolto ad un pubblico di non esperti, La guerra dei buchi neri (Adelphi, 2009), visualizza i movimenti delle onde, da quelle del mare a quelle dei “buchi neri”: si increspano, si muovono in direzioni opposte, si scontrano, formano una singola increspatura più grande (qui a sinistra), che alla fine si stacca ed evapora (qui sotto)… fig-fis-2.JPGPer capire la teoria delle stringhe applicata ai buchi neri bisogna applicarsi, però questi schizzi possono aiutarci a rendere un po’ più concreti questi concetti molto complessi…

Nello studio noi stessi dobbiamo cercare  delle immagini che “rappresentino”  e rendano quindi visive, e quindi più facili da analizzare, parole, espressioni e concetti.  Nella stragrande maggioranza dei casi è poi conveniente non lasciare queste immagini nella mente, ma riportarle sulla carta, rendendole così  visibili anche nel tempo e permettendo di lavorarci con maggior comodità.

Dallo stesso libro di Kosslyn ecco un esempio di un’immagine simbolica che potrebbe essere usata per risolvere un problema espresso linguisticamente:

PROBLEMArane-verdi-copia-1.JPG

-          Geremia è una rana

-          Tutte le rane sono verdi

-          Di che colore è Geremia?

 

I diagrammi di Venn  qui a destra visualizzano molto comodamente il concetto astratto di una classe ("le rane") contenuta dentro un’altra ("cose verdi") e permettono di risolvere il problema in modo semplice e visivo: Geremia, che fa parte della classe delle rane, che  fanno parte della classe delle cose verdi, è... di colore verde.

 

Bisognerebbe lavorare alla creazione di una grammatica  che colleghi idee astratte a   rappresentazioni visive. Ma questo, cara Anna,  è un problema che  riguarda non solo lei, ma tutti quelli che si occupano di comunicazione:  da quella scolastico-accademica  a quella giornalistico-divulgativa.

 

  

Di Maria Teresa Serafini
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Sunday 14 november 2010 7 14 /11 /Nov /2010 21:07

Mi alzo prima delle 7, prendo il treno, arrivo all’università, seguo diverse lezioni, ma non riesco a tenermi in pari con i programmi svolti dai docenti. Debbo dire che andando a lezione ho fatto dei nuovi amici (e questo mi piace molto), ma la sera arrivo a casa così stanca, dopo tutta una giornata in giro, che non ho più le energie per studiare. Comincio a sentirmi in ansia: si avvicina l’epoca  degli esami e ho paura che non sarò pronta. A volte ho la sensazione che forse sarebbe meglio che io me ne restassi   a casa a studiare sui libri piuttosto che perdere tempo all’università. Lei che ne pensa? Gaia

Per valutare se le convenga passare la giornata all’università o restare comodamente a studiare a casa,428549106_21207af05a.jpg cara Gaia, inizio a fantasticare su di lei…

Se arriva in aula trafelata, magari con dieci minuti di ritardo, perdendo l’iniziale elenco degli argomenti del giorno e, quindi, annaspando per un po’ senza cogliere il tema della lezione;

se  dimentica a casa le dispense del corso e non può seguirvi una lunga citazione che il docente vi legge, perdendo così  il significato del suo commento;

se segue in modo intermittente il professore  che parla, buttando l’occhio verso il sole che entra dai5173668266_43d1682c54.jpg finestroni, rilassandosi al ricordo della bella pizza  del giorno prima con una persona importante  per lei o riflettendo sul  difficile acquisto della lampada per il suo scrittoio;

se prende così pochi appunti  che poi rileggendoli non riesce a tirarne fuori il filo del discorso…e magari - che sfortuna - ha una sola penna che si scarica proprio all’inizio della lezione;

se non si sforza di fare domande all’insegnante in classe, e neppure, tra una lezione e l’altra, di chiedere spiegazioni ai suoi vicini  su argomenti che risultano oscuri e sistemare così gli appunti sul2603767826_d0a00418d0.jpg quaderno;

se trascorre tutte le ore vuote, senza lezioni, tra caffè,  panini, sigarette, cellulare e amene e occasionali chiacchiere

allora sì, lei ha ragione, è poco utile andare all’università e le converrebbe, invece, restare al  tavolo di  casa  con i libri degli esami, affrontandoli capitolo dopo capitolo, senza lo scomodo di alzarsi così presto e il disagio di un’intera giornata fuori casa.

Gaia, dalle sue parole posso solo fare delle ipotesi. Forse non sa organizzarsi? Forse ha difficoltà di concentrazione? Forse non conosce i meccanismi dell’apprendimento? In ogni caso, non si preoccupi, cerchi di capire i suoi problemi: vedrà che un po’ per volta riuscirà a superarli. Qui, oggi, vediamo solo una di queste ipotesi: la sua fatica a tenere la testa sui contenuti delle lezioni, cioè la sua tendenza a distrarsi.

La  distrazione  è un caratteristica non solo degli studenti, ma di tutti. Una ricerca dell’Università di Harvard prova che quasi la metà del tempo in cui siamo svegli la trascorriamo pensando ad altro rispetto all’attività in cui – apparentemente – siamo applicati (mind wandering). Trascorriamo il 47 % delle nostre giornate “da distratti”: la mente gironzola, divaga, se ne va sulle nuvole, allontanandosi dalla realtà tutte le volte che non siamo coinvolti, cioè tutte le volte che facciamo qualcosa che non ci piace, non ci interessa o è troppo difficile per noi (… e questo divagare della mente non ci rende felici).  La lezione di un docente, magari poco dotato di comunicativa, è un ottimo spazio per la distrazione, ma è possibile imparare a controllarsi e rendere proficua una mattina all’università. 

In inglese le persone efficienti, come i migliori studenti, vengono spesso etichettate goal directed, cioè non disperse tra tremila fronti, ma rivolte verso obiettivi precisi, cioè persone che tagliano via ciò che fa perdere tempo… In italiano non abbiamo un’espressione equivalente, ma il concetto è  chiaro. Se passiamo la nostra giornata all’università, dobbiamo essere determinati e in modo accanito proiettarci verso le nostre mete, i nostri compiti di studenti: preparare gli esami. Dobbiamo seguire le lezioni con attenzione, farci un piano e, ogni giorno,  concentrarci su un certo numero di temi e problemi, fino a dominarli. Arrivati alla sera, ci sentiremo contenti se, diversamente dalla sera precedente, sapremo con chiarezza, per esempio, le  fasi dell’evoluzione dei bambini secondo  Piaget o il concetto di struttura in Lévi-Strauss o la  classificazione dei tipi di scrittura nel mondo secondo Giorgio Raimondo Cardona…

Gaia, rilegga sopra l’elenco dei  “se” e provi a ragionare.  Se non cambia i suoi comportamenti nelle sue ore all'università - nel nostro gioco ipotetico -,  lei ha ragione, è inutile affrontare la calca del treno e la pioggia dell’inverno. Ma ricordi che, anche se resta a casa, dovrà sempre essere goal directed con i suoi obiettivi ben presenti.

 

 

 

Di Maria Teresa Serafini
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Tuesday 9 november 2010 2 09 /11 /Nov /2010 20:51

Buongiorno, concordo con lei che mappe troppo "piene, ricche" sono difficili poi da usare in fase di studio e ripasso.
Nel caso in cui si volesse fare una mappa di un capitolo di un libro, cosa suggerisce, di fare unaSCHEMI ALLA BICOCCA mappa riepilogativa del cap. e diverse sottomappe per evitare di rendere troppo pesante quella dell'intero capitolo?
Secondo lei a quale livello della mappa dovremmo fermarci per evitare di appesantirla troppo?
Nella mappa su domande è opportuno mettere la domanda solo al primo livello come nel suo esempio o si possono mettere anche negli snodi successivi?
Mille grazie. Massimiliano

Caro Massimiliano,

per me è bellissimo a lezione confrontare i vostri schemi e analizzarli con voi. Qui vedete una ragazza che  proietta il suo schema realizzato con i pennarelli sul lucido e ascolta i commenti dei compagni. In una delle esercitazioni con le SCHEMA VERTICALEmatricole di sociologia all’Università di Milano-Bicocca ho proposto quattro pagine sul brigantaggio, riprese da  un libro di storia, e ho chiesto di  fare uno schema su cui riportare tutte le informazioni principali in modo organizzato. Osserviamo alcuni lavori.

Qualche studente ha realizzato, più che uno schema, degli appunti sequenziali in verticale. Vi piace la pagina qui a sinistra? Quando si guarda un lavoro fatto da altri (ma anche uno proprio,  dopo un po’ di tempo),  dapprima colpiscono  l’ordine, l’uso della pagina, le spaziature, la scelta dei caratteri… insomma la sua piacevolezza e leggibilità complessiva.  Questi appunti, a prima vista, non sono molto belli: sembra che tiri vento verso la metà… le righe non sono allineate e vanno un po’ su e giù. Ma, a leggerle, si nota che la sintesi delle quattro pagine viene fatta attraverso sette puntiVERTICALE CON DOMANDE numerati; sette domande molto chiare e ben scelte: CHE COSA?, DOVE?, PERCHE’? CHI SONO?... L’ordine potrebbe essere migliorato: il QUANDO? compare alla fine e forse starebbe meglio all’inizio per inquadrare tutte le altre informazioni.

Ecco ora qui a destra uno schema in verticale, costruito a raggiera intorno al centro: sui legami sono indicate delle breve espressioni, che appaiono anche qui quasi sempre  domande, anche se non compare il punto interrogativo. La loro scelta non è sempre chiara; per esempio, il CHI compare sia in alto, che a sinistra: non si capisce quale sia la differenza.

I punti deboli di questo schema sono  la mancanza delle CAUSE del fenomeno, la scelta di raggruppre i legami in due nuclei principali (nella parte in alto) senza una chiara giustificazione e la voce REPRESSIONE, a destra,  che nell'ambito questo schema non risulta chiara. E qui inizia a risultare evidente  che caratteristica di uno bello schema è che dalla sua semplice e rapida  lettura emergano in modo chiaro le informazioni sul tema e i loro collegamenti, senza dover ricorrere ad altre fonti. L’insieme delle domande su cui è costruito questo  schema non appare coerente… questo mostra che, finita la lettura del testo da schematizzare, sia utile costruire  tutte le domande “in un quadro” prima di realizzare lo schema pezzetto dopo pezzetto. Se anche la lettura del testo è stata fatta, riga dopo riga,  bottom-up, perché si era ignoranti in quella area, la realizzazione dello schema va fatta top-BELLO SCHEMA POCHE DOMANDEdown, cioè in una ipotesi di struttura globale di cui poi si buttano giù sulla carta le singole parti.

Vediamo ora due schemi orizzontali, entrambi costruiti a raggiera attorno ad un centro. Il  primo qui a sinistra ha un aspetto molto ordinato e piacevole. Qui la descrizione del fenomeno   è messa bene in rilievo al centro subito sotto il tema “brigantaggio”: "protesta dei miserabili contro una situazione intollerabile". Molto chiari  e ben scritti sono tutti i rami:  in alto, CHI SONO, a destra, I SOSTENITORI e PERCHE’ SCOPPIA, e, in basso, ORGANIZZAZIONE e SOPRAVVIVENZA. Guardando i contenuti si  fa  fatica ad individuare solo il quando, che compare con una data solo  all’internoCON SCRITTE ROSSE della  voce REPRESSIONE.

Il secondo schema orizzontale qui a destra è stato corretto con il pennarello rosso che mette in evidenza il significato dei diversi rami: come vedete sono state aggiunte proprio domande. Le notazioni in rosso mostrano la straordinaria utilità delle domande che danno chiarezza ad uno schema  fatto abbastanza bene, ma che risulta di difficile lettura senza il loro aiuto: esse hanno la funzione di mettere a fuoco il tipo di informazione presenti nel ramo. Nel momento in cui ci si pone il problema di individuare le giuste domande si scopre, per esempio,  che questo schema non presenta il DOVE, e neppure il QUANDO: compare una data solo all'interno di una voce, in alto a sinistra, e non al centro come per tutte le informazioni importanti.

Lei chiede poi: è utile mettere le domande anche al secondo livello? Io direi che la risposta in genere debba essere "no" perché, una volta capito il tipo di informazione presente sul ramo con la domanda iniziale, la comprensione del resto possa procedere con facilità...

Lei fa anche altre domande: è utile costruire grandi mappe con molti livelli? O conviene costruire tante sottomappe? Qui penso che le preferenze possano essere diverse: ognuno deve vedere come si trova meglio. A me personalmente sembra che le mappe siano utili soprattutto per mettere a fuoco i concetti e le informazioni principali e che  i dettagli li si legga meglio sugli appunti o sul libro sottolineato...Ma è tutta una questione di gusti... Come è questione di gusti preferire gli schemi dall'alto verso il basso oppure quelli a raggiera intorno al centro...

Comunque, la bellezza di una mappa  conta sì, ma la cosa davvero importante è spendere del tempo a farla, rifarla se non piace, provare  a presentare ancora in modo diverso le informazioni… tutto questo porta  alla fine a una così grande familiarità con la materia da garantire una comprensione profonda di tutti i rapporti tra le informazioni su quel tema  e, quindi,  un ottimo inizio di   memorizzazione. C’è poi da fare (non dimentichiamolo…) un lavoretto di consolidamento dell’apprendimento, ripetendo, ripetendo, ripetendo.

 

 

 

Di Maria Teresa Serafini
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Sunday 7 november 2010 7 07 /11 /Nov /2010 15:30

A lezione Lei ci ha mostrato tanti modi per sottolineare,  prendere appunti  e schematizzare le informazioni dei testi che  portano alla fine a comprendere meglio  e ad imparare. Credo di aver capito l’importanza di tutto questo lavoro, mi ha convinto,  ed ho iniziato a mettere in pratica le sue proposte!  Mi piacerebbe sapere se ci sono anche dei  trucchi, degli accorgimenti pratici  che lei consiglia  per ricordare meglio. Federica

Cara Federica,

sì, certo, di trucchi e tecniche spicciole per ricordare ce ne sono di tantissimi tipi. Lo studio  del contenuto di un libro e la preparazione di  un esame, come Lei ricorda, richiede  tante pratiche  di manipolazione delle informazione da utilizzare in momenti successivi perché la memorizzazione è un processo complesso ma tutte le volte che ci troviamo di fronte a una sequenza di nomi da ricordare in un ordine particolare o a  una data, o a un numero importante, insomma di fronte a  informazioni difficili da ricordare,  possiamo ricorrere a strategie particolari: le mnemotecniche.  Vediamo alcuni esempi.

Quando si teme di dimenticare un numero, come il codice del nostro Bancomat, la strategia migliore è di associarlo ad altri  numeri  ben consolidati nella nostra memoria. Bisogna guardare il nostro numero e vedere cosa ci fa venire in mente. Per esempio,

NUMERO DA RICORDARE

ASSOCIAZIONI

5 8 6 3 0

Può capitare che 58 e 63 siano proprio gli anni di nascita dei miei genitori!

9 2 7 8 9

92 e 789  sono le cifre finali delle date della scoperta dell’America (1492) e della Rivoluzione francese (1789)

2 4 8 16

Procedendo da sinistra a destra, abbiamo  numeri che sono ciascuno il doppio del precedente: 2, 4, 8, 16

Le associazioni che compiamo per ricordare possono essere a  informazioni personali (come nel caso delle date di nascita dei genitori) o a conoscenze enciclopediche condivise dalla collettività (come nel caso di date storiche e conoscenze matematiche). In questo modo  il numero da ricordare viene collegato ad una strategia di recupero; nel primo caso “Il mio codice Bancomat è la sequenza delle date di nascita dei miei genitori, più uno 0, dato che le cifre sono cinque”.

Quindi queste mnemotecniche  raddoppiano l’ancoraggio delle informazioni nella mente. Oltre a memorizzare le cinque cifre del Bancomat ripetendole più volte in una cantilena fino a ricordarle, le  colleghiamo  a qualcosa di sicuramente già presente e consolidato nella nostra memoria che ci permette di tirarle fuori con un percorso alternativo, un piccolo ragionamento di ricostruzione, anche in un momento di vuoto assoluto…   

Vediamo un altro tipo di mnemotecnica: l’associazione di elenchi di parole  a  frasi  giocose e facilmente ricordabili. Questo meccanismo è dietro famose mnemotecniche.

Tutti i bambini inglesi  memorizzano la lista dei pianeti associandola ad una facile frasetta  inglese4144471956_e066a4d8dc.jpg My very excellent mother just served us nine pizzas (“La mia bravissima mamma ci ha appena portato a tavola nove pizze”): le lettere iniziali di ogni parola richiamano  le lettere iniziali dei nove pianeti nel giusto ordine, partendo dal pianeta più vicino al sole… non so come la frase sia stata modificata  quando, di recente, gli scienziati hanno,dapprima, scoperto il decimo pianeta,  Sedna,  e  hanno, poi, tolto a Plutone  l’etichetta  di  pianeta…

 

my

Very

Excellent

Mother

Just

Served

Us

Nine

Pizzas

 

MERCURIO

VENERE

TERRA (EARTH)

MARTE

GIOVE (JUPITER)

SATURNO

URANO

NETTUNO

PLUTONE

 

 E’ lo stesso tipo di mnemotecnica di  MA CON GRAN PENA LE RECA GIU’  per ricordare i nomi delle parti delle Alpi, nell’ordine giusto: MArittime, COzzie, GRAie, ecc….

Federica, forse è disorientata? Lo capisco, quando a lezione chiedo chi ha avuto una maestra che usava questa mnemotecnica per far ricordare i nomi delle parti delle Alpi da ovest ad est… meno di un 30 % dei miei studenti alza la mano.

Un mio alunno di fronte al continuo confondere dei suoi compagni tra est e ovest davanti alla carta geografica, ha esclamato: “Non si può sbagliare se si pensa alla parola DESTRA!”

                                Est -------à D ESTR     Est sta a destra! Mettendo l’accento sul fatto che “est” è

                                                                    prigioniero della parola “destra”

 

E un altro ragazzino, in un periodo in cui in una mia classe eravamo alla ricerca di mnemotecniche, ha inventato la frase “Latte quagliato” per distinguere le  due coordinate latitudine/longitudine. Con la mnemotecnica

                                LATTE QUAGLIATO

si ricorda, senza poter sbagliare,  che “La latitudine è la distanza dall’equatore… “ e non dal meridiano 0 di Greenwich…  Questa mnemotecnica  aiuta appunto chi confonde latitudine e longitudine…

Un’altra mia classe ha inventato una mnemotecnica per ricordare la sequenza  dei sei tipi di  frasi coordinate: “Coppi, disgustato, aveva dichiarato conclusa la corsa”.  Il meccanismo è lo stesso della mnemotecnica dei pianeti vista sopra.

FRASE DA MEMO-RIZZARE

I SEI TIPI DI COORDINATE

COPPI

DISGUSTATO

AVEVA

DICHIARATO

CONCLUSA

LA  CORSA

COPULATIVE

DISGIUNTE

AVVERTATIVE

DICHIARATIVE

CONCLUSIVE

CORRELATIVE

 

 La consuetudine con parole e concetti ci permette di ricordare senza sbagliare le informazioni più complesse, ma in una fase iniziale di studio o quando vogliamo avere un appiglio in più per la memoria (e quindi una maggiore tranquillità), l’uso di mnemotecniche può essere di grande aiuto.

 

Un ultimo esempio di semplice  mnemotecnica per distinguere  i due elementi di una coppia che molti confondono: stalattiti/stalagmiti.

Quali formazioni di carbonato di calcio pendono  dal  soffitto e quali si innalzano dal pavimento? Ecco una facile mnemotecnica:

Le STALATTITI sono le formazioni che pendono dal SOFFITTO o dal  TETTO, “dato che” queste4285834306_dab29fa798.jpg tre parole hanno tutte due t (TT).

Le STALAGMITI sono le altre…

Alla base di efficaci mnemotecniche vi può anche essere l’uso di immagini mentali. Pico della Mirandola ricordava sequenze straordinariamente lunghe  di informazioni associandole a parti di un castello e Matteo Ricci  insegnava la dottrina del cristianesimo collegando ogni sua nozione alle diverse componenti di un palazzo, un palazzo della memoria…    Libri  in commercio e corsi per una super-memoria  mostrano come utilizzare le immagini mentali per memorizzare … anche se io sono rimasta molto perplessa quando un mio allievo in un corso di ”Tecniche di studio” al Politecnico Milano, sede di Como, mi ha detto che aveva preparato tutto l’esame di fisica utilizzando le associazioni ai mobiletti della sua cucina…   Il metodo mi è parso macchinoso…

Le mnemotecniche non hanno nulla di miracoloso: sfruttano dei meccanismi della mente che  è molto interessante capire.  Ne parlerò ancora.

Suggerisco di  escogitare una mnemotecnica tutte le volte che ce ne è bisogno:   inventare mnemotecniche è un gioco creativo bellissimo.  E anche molto utile.

ESERCIZIO

Chi inventa una bella mnemotecnica per ricordare i sei paesi che, con la CECA nel 1951, la CEE nel 1957 e il MEC nel 1968, hanno costituito il primo nucleo dell’Unione Europea? Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Certo, se ho studiato un po’ di storia,  posso arrivarci con altri ragionamenti, ma avere la possibilità di elencare i sei stati senza sbagliare con una semplice mnemotecnica può essere molto comodo!

 

Mi mandate le mnemotecniche che inventate durante lo studio? Di qualsiasi tipo siano…

 

 

 

Di Maria Teresa Serafini
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Thursday 28 october 2010 4 28 /10 /Ott /2010 22:34

Sono d’accordo con Lei, le tabelle a doppia entrata sono davvero comode per presentare i confronti. Ma mi chiedo:  come fare per schematizzare  il dibattito su un problema, di tipo politico o culturale, quando ci sono due posizioni, a favore o contro, che si fronteggiano? Fabrizio

Come mettere sul tavolo in modo ordinato e chiaro  le diverse idee pro e contro, per esempio, l’entrata della Turchia nell’Unione Europea oppure, più nel piccolo, le opinioni a favore o contro la costruzione di un grande parcheggio sotterraneo in una piazza di un centro cittadino? Oppure le ipotesi sulla sparizione dei dinosauri? O il dibattito sull’emergenza delle discariche in Campania?

Fabrizio ha ragione: costruire uno schema sulle diverse posizioni  su un tema/problema richiede un tipo di schema particolare da costruire con un paziente lavoro.  Vediamo un esempio.

Allo Spazio Oberdam a Milano, in primavera,  tutti gli anni, c’è un appuntamento : Vedere la Scienza,  Festival Internazionale del Video, del Film e del Documentario Scientifico, dove  vengono presentati  bellissimi documentari di divulgazione scientifica.

Qualche anno fa una classe di scuola secondaria andò a vedere  un documentario che, con interviste a studiosi e documenti straordinari, discuteva il problema “Una palla di ghiaccio. C’è stata una glaciazione?” Il problema è controverso e gli argomenti a favore del sì e del no  molteplici.

Gli studenti hanno preso appunti durante l’affascinate documentario, ne hanno poi discusso in classe e, alla fine, con un lungo lavoro collettivo hanno costruito uno schema in cui sono presentati con chiarezza alcuni argomenti (cioè le prove e i ragionamenti) a favore e contro l’esistenza di una glaciazione. Eccolo. 8 QUADRO ARGOMENT DRITTO  Come vedete, il problema, "C'è stata una glaciazione?",  è citato in alto, in centro. A sinistra sono riportati alcuni argomenti (cioè ragionamenti) a favore della tesi del “SI’, c’è stata una glaciazione”; a destra gli argomenti a favore del “NO, non è possibile che ci sia stata una glaciazione”.

Se guardate a sinistra, vedete prove classiche a favore del sì, come “L’esistenza di massi erratici in Namibia…”

Se guardate a destra, vedete un argomento famoso a favore del no: “Se la terra si fosse tutta ghiacciata, sarebbe diventata tutta bianca e non si sarebbe più riscaldata perché non avrebbe più attratto abbastanza luce del sole e quindi calore…”

Notate che a quest’argomento punta, con una freccia, un argomento del sì, che lo critica e (forse) distrugge. “Non è vero che una terra tutta bianca, perché ghiacciata, non si sarebbe più riscaldata… infatti è sufficiente  l’anidride carbonica emessa dai vulcani  a permettere di nuovo alla terra di riscaldarsi dopo una glaciazione”.

In basso, a destra, nello schema, vedete un altro argomento a favore del “NO, non ci sono state glaciazioni”:” Gli organismi viventi sarebbero morti sotto il ghiaccio per mancanza di luce! E questo avrebbe portato alla fine della vita sulla terra…” Contro questo argomento punta, con una freccia,  un argomento del sì, a sinistra, in basso nello schema: "Sotto il ghiaccio la vita continua, osservate la situazione odierna sotto i ghiacci in Antartide".

Come vedete, l’interesse di questo tipo di schema è dato dal fatto che alcuni argomenti a favore e contro la tesi “E’ esistita una glaciazione” non vengono solo elencati, ma sono messi in rapporto chiaro tra loro anche visivamente per mezzo di frecce.

Avete begli schemi su temi o problemi controversi?

 

Di Maria Teresa Serafini
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