Come usare le immagini mentali nello studio?

Pubblicato il da Maria Teresa Serafini

Sto cercando un metodo efficace che mi consenta di migliorare il mio rendimento nello studio, anche leggendo libri specifici. Spesso ho incontrato frasi del tipo: “bisogna formare immagini mentali dei termini concreti” oppure “bisogna concretizzare i concetti astratti e formare immagini mentali” senza però esempi chiarificatori. Che si intende per immagini mentali? E come usarle nello studio? Mi potrebbe aiutare Lei? Anna

Cara Anna, Lei ha ragione, spesso si usano parole che suonano molto bene, ma che, senza esempi, risultanocopertina-buona-kossilin.JPG davvero vaghe. E’ il caso delle  immagini mentali che vengono consigliate agli studenti.

Per inquadrare il tema, le suggerisco un libro classico: Le immagini nella mente. Creare e utilizzare le immagini nel cervello (1989) di Stephen M. Kosslyn,  che presenta in modo divulgativo  gli straordinari studi della scienza cognitiva  negli anni Settanta e Ottanta. Questo settore di studi, a cavallo tra psicologia, linguistica e informatica, utilizza il computer come una metafora  della mente per spiegare alcuni  meccanismi di quest’ultima: per chi studia è davvero interessante  capire come  il cervello e il computer elaborano le informazioni,  memorizzano i  dati e  risolvono i problemi.

Le immagini mentali non sono letteralmente figure dentro la testa: sono invece rappresentazioni mentali che permettono di “vedere” qualcosa anche in assenza di questa "cosa". L’interesse delle immagini per chi studia  è grande  perché su queste possiamo compiere analisi di vario tipo che ci permettono di ampliare le nostre conoscenze e di risolvere problemi.  Se, per esempio, vogliamo sapere:

                   “Quante finestre della casa dei nonni danno su via Giambattista Vico?”

 ripercorriamo l’immagine della casa dei nonni, stanza dopo stanza, contando le finestre: questo compito avviene sulla sua rappresentazione mentale, non nella realtà.  Dopo questo lavoro sull’immagine mentale abbiamo un’informazione in più: il numero delle finestre su via Vico.

Gli scienziati  cognitivi sostengono che durante lo studio (e la vita) “immagazziniamo” informazioni nella nostra mente in due modi: attraverso espressioni  linguistiche e attraverso  immagini. I ricercatori hanno provato  che le informazioni molto familiari riemergono dalla nostra mente molto velocemente, come se fossero già lì pronte nella forma linguistica di una frase; per esempio,  alla domanda: “i cani hanno quattro zampe?”, la risposta “sì” è immediata. Invece, altre informazioni poco o mai incontrate possono essere ricavate  dalla mente attraverso un lavoro di analisi su un’immagine mentale; per esempio, alla domanda “gli uccelli hanno le orecchie?”, la persona non esperta nel campo si costruisce un’immagine dell’uccello e ne esamina il capo, per poi concludere “no”. Questa operazione di “consultazione” di un’immagine mentale (come quella sopra della casa dei nonni) richiede un po’ di tempo, ma accresce notevolmente il numero di informazioni a nostra disposizione.

Questa conclusione deve spingere chi studia a costruire immagini di tutto quello che incontra. Come lei ha trovato sui libri che ha letto, è facile  “fabbricare”  immagini  per sostantivi concreti, come “pietra”, per esempio, “un sasso bianco nel mezzo di un tavolo”; in questo modo la parola “pietra” viene  memorizzata  in due modi: attraverso la sua forma verbale e attraverso la sua immagine. 

 Le parole e i concetti astratti sembrano, invece,  difficili da rendere in immagini e paiono essere memorizzabili solo nella forma di “frasi”.  fig-fisica-1.JPGInvece, con sforzo, in molti casi, è possibile costruirne un’immagine (una sua rappresentazione) che ci aiuti a capire e a lavorare sui concetti.  I grandi divulgatori scientifici hanno l’abilità di “far vedere” complicati concetti astratti anche attraverso disegni e schizzi. Per darle un’idea guardi come il grande fisico Leonard Susskind, nel suo libro rivolto ad un pubblico di non esperti, La guerra dei buchi neri (Adelphi, 2009), visualizza i movimenti delle onde, da quelle del mare a quelle dei “buchi neri”: si increspano, si muovono in direzioni opposte, si scontrano, formano una singola increspatura più grande (qui a sinistra), che alla fine si stacca ed evapora (qui sotto)… fig-fis-2.JPGPer capire la teoria delle stringhe applicata ai buchi neri bisogna applicarsi, però questi schizzi possono aiutarci a rendere un po’ più concreti questi concetti molto complessi…

Nello studio noi stessi dobbiamo cercare  delle immagini che “rappresentino”  e rendano quindi visive, e quindi più facili da analizzare, parole, espressioni e concetti.  Nella stragrande maggioranza dei casi è poi conveniente non lasciare queste immagini nella mente, ma riportarle sulla carta, rendendole così  visibili anche nel tempo e permettendo di lavorarci con maggior comodità.

Dallo stesso libro di Kosslyn ecco un esempio di un’immagine simbolica che potrebbe essere usata per risolvere un problema espresso linguisticamente:

PROBLEMArane-verdi-copia-1.JPG

-          Geremia è una rana

-          Tutte le rane sono verdi

-          Di che colore è Geremia?

 

I diagrammi di Venn  qui a destra visualizzano molto comodamente il concetto astratto di una classe ("le rane") contenuta dentro un’altra ("cose verdi") e permettono di risolvere il problema in modo semplice e visivo: Geremia, che fa parte della classe delle rane, che  fanno parte della classe delle cose verdi, è... di colore verde.

 

Bisognerebbe lavorare alla creazione di una grammatica  che colleghi idee astratte a   rappresentazioni visive. Ma questo, cara Anna,  è un problema che  riguarda non solo lei, ma tutti quelli che si occupano di comunicazione:  da quella scolastico-accademica  a quella giornalistico-divulgativa.

 

  

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